I vantaggi di una Gestione Sistematica dell’Energia e la normativa ISO UNI CEI EN 50001

Poco tempo fa sono intervenuto ad un convegno, con il compito di fornire agli astanti una summa del quadro legislativo e della normativa volontaria sul risparmio energetico.

La normativa volontaria è quell’insieme di standard e norme tecniche cui nessuno è effettivamente obbligato a prestare attenzione (ma questa considerazione, che qui esprimo in toni drastici, va certamente circostanziata e smussata in un approfondimento. Ci sto pensando). Tornando all’intervento: trattata la parte di quadro legislativo, cioè quella delle disposizioni vincolanti, ho introdotto la normativa volontaria con queste due vignette, alle quali faccio ormai affezionato ricorso se devo illustrare questi concetti (in ordinata la riduzione dei costi, in ascissa i tempi (anni)):

carrelli1

carrelli2

(per entrambe, clicca per ingrandire)

La prima cosa gustosa da raccontare è che, inviata preliminarmente la presentazione, in realtà nel titolo della prima figurina invece di “puramente ingegneristico” ho introdotto, come mi è stato consigliato, “tradizionale”.  – Guarda, io gli ingegneri li apprezzo e li stimo, ma so anche che sono molto suscettibili -. E in effetti, da facente parte della categoria, io mi sentivo forse più autorizzato a questa provocazione; ma sostanzialmente ho ritenuto ben giustificata la prudenza del consiglio.

Divagazione di colore a parte, torniamo ai due differenti paradigmi nella gestione dell’energia, rappresentati nelle due vignette:

  1. nell’approccio della prima vignetta, si coglie un’attenzione estemporanea alla riduzione dei consumi: i due malcapitati sulle montagne russe del risparmio energetico agiscono sentendosi in qualche modo gravati da un’incombenza accessoria.  Esaurita la spinta iniziale e ottenuta qualche soddisfazione in termine di riduzione dei consumi, l’accento tornerà sul proprio core business (che sia acciaio, scarpe, pasta, plastica o altro), ritenuto più attinente alla propria occupazione “elettiva”. Non serve un illuminato profeta per prevedere, nel giro di qualche tempo, un nuovo peggioramento e conseguente altro giro sulle montagne russe.
  2. La seconda vignetta mostra invece un atteggiamento più efficace: intanto già l’invito a fare qualcosa arriva ed è sentito come una disponibilità al sostegno da parte della direzione; e dopo i primi risultati, che probabilmente avranno sgrossato le inefficienze più evidenti, si prosegue ad evidenziare continuamente progetti di miglioramento; si resta aggiornati sulle possibilità offerte da mercato e quadri incentivanti eventuali; ogni tanto qualche idea “imprevista” consente scalini di miglioramento. Si cerca di misurare e confrontare, nonché di migliorare la propria capacità di analisi. Si comunica con gli altri siti, e l’attuazione delle idee che hanno avuto successo in un caso pilota viene propagata. Si è anche disposti a fare prove con piccoli errori, compresi e sostenuti come passi avanti per organizzare prove successive.

In pratica, in molti casi ci si imbatte in questi atteggiamenti duri a morire:

  • per ottenere i risparmi energetici, l’importante è padroneggiare tecnica e tecnologia
  • per ricordarsi che l’energia è un costo, ci sono i ritagli di tempo in cui non si hanno altre urgenze da soddisfare, tipicamente legate al processo di produzione
  • un processo produttivo va effettuato con parametri ridondanti, pur di “lavorare comodi”(atteggiamento figlio dei precedenti)

Io invece, per quanto sia un tecnico fino al midollo (dentro) e con passione per il singolo ragionamento tecnico ormai sedimentata (fuori), non mi voglio stancare di sottolineare che la tecnologia da sola ha dei limiti notevoli, se non è assistita dalla codifica di un proprio Sistema di Gestione dell’Energia (SGE).

Un SGE racchiude un potenziale economico notevole: le opportunità messe a disposizione dalla tecnologia per conseguire risparmi energetici sono numerose, ma sfruttarne il potenziale secondo un’applicazione ottimale richiede programmi di gestione, che possono essere più importanti della disponibilità di soluzioni tecniche. Quanto adeguata è la gestione, tanto saranno presenti in forma efficace:

•          organizzazione e metodo per il miglioramento continuo delle prestazioni energetiche

•          monitoraggio e registrazione continua dei parametri di funzionamento, in precedenza ed in seguito all’attuazione di interventi

•          motivazione e conseguente partecipazione attenta del personale

In altri termini, la mentalità pervadente dovrebbe essere: “l’efficienza energetica è un viaggio, non una destinazione”; e, sottolineo, tutto quanto viene materialmente messo in atto sorge da un’attenzione continua. Ad esempio, per citare solo pochi tra i vari atteggiamenti positivi possibili:

  • sui risultati degli interventi ci sarà forte attenzione, analisi e sintesi
  • qualunque modalità di esecuzione di un processo potrà sempre essere rimessa in gioco
  • per qualunque esperienza acquisita in un dato punto del processo, in un dato reparto dello stabilimento o in un dato stabilimento della società, ci si dovrà domandare se e come riapplicarne le conseguenze apprese a tutte le realtà in cui potrebbe applicarsi.
  • Tra il personale deve attuarsi un continuo scambio di idee e risultati, senza disdegnare l’idea di creare dei team trasversali che attuino una sorta di ridistribuzione continua dei risultati e della cultura acquisita. Tra progettisti e addetti all’esercizio dovrebbe instaurarsi una comunicazione serrata.
  • confrontarsi con i benchmark è una pratica fondamentale. Tuttavia, nessuno dovrebbe sentirsi arrivato per avere eguagliato il migliore benchmark di un determinato indicatore: se i best values degli indicatori continuano a migliorare, questo è sostanzialmente dovuto al fatto che qualcuno non si è accontentato, e prima che con i benchmark si è confrontato con i limiti della fisica.

Per essere rigorosi, si potrebbe obiettare che non solo nella seconda vignetta la gestione è sistematica: anche gli omini della prima agiscono “secondo un sistema”. Ma che questo sistema abbia i requisiti per ottenere risultati è sicuramente discutibile.

Ma allora quali sono i requisiti di un SGE efficace? La norma ISO UNI CEI EN 50001 riunisce i requisiti di un sistema di gestione energetica efficace. La Figura che segue è tratta dalla stessa norma che altro non è che l’implementazione in chiave energy del noto schema Plan Do Check Act[1], tipico di tutti i sistemi di gestione certificati (e delle norme che li regolamentano).

PDCA

La norma – è molto importante sottolinearlo – si rivolge testualmente “a qualunque organizzazione  che desideri assicurarsi di essere conforme alla propria politica[2] energetica”; come dire che, indipendentemente da tipo e taglia, qualunque organizzazione dovrebbe utilizzare la ISO UN EN 50001, che tra l’altro non definisce specifici criteri di prestazione energetica, come termine di paragone per autovalutarsi, volontariamente  e periodicamente, rispetto ai propri obiettivi, che ciascuno deve porsi secondo le proprie caratteristiche.

Certo, al momento pare ancora presto per capire quale successo la 50001 stia avendo in Italia: ad ottobre 2012 le certificazioni ISO 50001 erano più o meno una trentina, evolutesi in circa 100 a luglio 2013. Potremmo essere nella fase di accelerazione della curva logistica. Ma credo che l’effettivo sviluppo dipenderà da quanto questa norma, volontaria, faciliterà le opportunità di business. Inoltre bisognerebbe fare anche qualche distinzione tra l’essere certificati e l’essere adeguati. Bisogna parlarne meglio in un pezzo dedicato, come dicevo.

Aldilà di questo, l’insieme della normativa volontaria in tema di risparmio energetico sta comunque facendosi interessante, dato che esistono norme simili per definire i requisiti di ciascuno dei principali elementi di una gestione energetica: fornitori di servizi energetici, servizi energetici, professionalità individuali, metodologie di misura, di benchmarking, di auditing.

Mi riprometto di parlarne a breve.


[1] PDCA, noto anche come ciclo di Deming.

[2] Pessima traduzione dell’originale “policy”. Io avrei lasciato policy.


 
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