Il riscaldamento globale e l’argomento più convincente

In settembre 70 investitori globali, con un totale di portafoglio gestito attorno a 3000 miliardi di dollari (una volta e mezzo il PIL dell’Italia) hanno chiesto lumi a 45 colossi energetici (divisi in tre gruppi, petrolio, energia elettrica e carbone) su come si stiano coprendo dal rischio che il valore del loro business venga abbattuto dall’attuazione cogente di policies di drastica riduzione delle emissioni.  Il trend al 2050, osservano, ci porterà a più di 660ppm di CO2 nell’atmosfera, cui corrisponde un innalzamento inaccettabile della temperatura media del pianeta (+3.6°C): plausibilmente chi governa sarà costretto a contenere il riscaldamento globale entro i 2°C (450ppm), cosa che necessiterà di un 80% della riduzione delle emissioni. E al momento l’80% dei nostri usi energetici sono assicurati da combustibili fossili.

E le domande del gruppo di investitori sono abbastanza imbarazzanti. Nella sostanza, come investitori di lungo termine, essi chiedono perché dovrebbero continuare ad investire sui destinatari della lettera.

Ad esempio, per le petrolifere: l’attuazione di policies  per il contenimento entro i 2°C di innalzamento termico, significa che il 40-60% del loro mercato verrebbe perso. E che non potrebbero utilizzare più di un terzo delle attuali  riserve accertate, all’incirca. Ma allora come è possibile -si domanda la letterina- che nel 2012 le 200 maggiori aziende nel settore dei combustibili fossili abbiano speso 674 miliardi di dollari per la ricerca di nuove riserve?

Le richieste che concludono la lettera non scherzano: ciascuna delle compagnie, petrolifere, elettriche o minerarie del carbone, faccia uno studio sulla sua esposizione a questi rischi, e chiarisca cosa sta facendo per coprirsi da un crack esiziale. E che emerga chiaramente quale ruolo ha avuto il consiglio di amministrazione nella supervisione di tale studio ed elaborazione di conseguente piano di protezione (insomma che il Board se ne prenda responsabilità).  Da rendere noto nella prima metà del 2014.

Per il 4 ottobre già era chiesto di ricevere notifica sulle intenzioni circa questa richiesta: le compagne hanno risposto con manifestazione generica di interesse, anche un po’ goffa, ma è chiaro che in qualche modo cercheranno di dare soddisfazione ai detentori e collocatori di 3000 miliardi di dollari.

Io sono forse diventato un po’ cinico, ma queste tre lettere mi piacciono proprio: niente sentimentalismi per il pianeta in pericolo, stile asciutto: “abbiamo un sacco di soldi, secondo voi perché dovremmo continuare a metterli nelle vostre tasche dato che, sembrate non aver  capito che, se continuate a pensare di andare avanti come sempre, fra un po’ vi ritrovate con le gambe segate,  voi ed i vostri giocattoli usuali? Dateci una buona ragione, messa per iscritto, ben fatta, e dichiaratevene responsabili, perché se non ci avrete convinto il problema è vostro”.

Sono diventato cinico, dicevo. E sì, perché 45 letterine di tre pagine ciascuna, leggermente diverse per petrolio, energia elettrica e carbone, so già che avranno un effetto decisamente più efficace di migliaia di persone che vadano ad urlare per strada, magari rischiando anche qualche manganellata, ma evidentemente sprovvisti di una leva efficace come la scarsella piena. 

disclaimer: può darsi che sotto compaia della pubblicità a mia insaputa. Quando l’ho fatto osservare, wordpress mi ha risposto di ringraziare il cielo che mi fanno scrivere gratis…

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6 risposte a Il riscaldamento globale e l’argomento più convincente

  1. Filippo Zuliani ha detto:

    Ci dici dove si trovano notizie di questa azione dei 70 investitori globali?

  2. sesto rasi ha detto:

    Filippo, ti ringrazio per avermi stimolato a risalire un po’ a monte rispetto alla notizia di Quotidiano Energia su cui mi ero basato per le mie riflessioni (se ne te ne do occasione, ripetiti): puoi fare riferimento, con accesso universale e anche più di prima mano, a:

    http://www.carbontracker.org/investors-challenge-fossil-fuel-companies

    L’ azione è denominata Carbon Asset Risk ed è frutto del coordinamento tra Ceres, organizzazione non-profit che dirige un network con oltre 100 investitori istituzionali da 12.000 miliardi di $, e Carbon Tracker Initiative, compagnia nata per “allineare il mercato dei capitali con gli sforzi per contrastare il cambiamento climatico”, con il supporto del Global Investor Coalition on Climate Change.

  3. L'energisauro ha detto:

    Ciao Sesto, mi fa davvero piacere che tu sia tornato a scrivere. Interessante davvero, ho trovato un link utile dove pubblica le lettere.che menzionavi. Ho l’impressione che comunque le majors petrolifere risponderanno che effettivamente ad oggi è difficile prevedere una policy ambientale realmente stringente che coinvolga tutti i Paesi… temo che questo business as usual perduri per molto altro tempo (catastrofi permettendo) https://www.ceres.org/files/car-mats/car-release/compiled-company-letters/at_download/file

    • sesto rasi ha detto:

      grazie, energisauro.
      Puoi seguirmi anche sul canale energy di http://www.b2corporate.com, se ti va (versione degli articoli più stringate, ma stiamo progettando un po’ di cosette interessanti).
      Certo, se niente le sollecita, presumo anch’io che le majors vadano avanti BAU; a termine breve e medio, alti livelli di proven reserves giocano a loro favore, non importa se non avranno modo di concretizzarne l’estrazione. Ma la pressione di investitori di lungo termine potrebbe svolgere un ruolo non trascurabile.

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