Quanto idroelettrico ancora da fare?

Il grafico che ho scannerizzato in modo davvero pietoso viene da un report euroelectric (“Hydro in europe: powering renewables”, si dovrebbe anche riuscire a scaricare, perlomeno il summary), e riporta il potenziale idroelettrico in Europa in TWh/anno, con evidenza anche della ripartizione tra quota già sfruttata e non, per Paese:

hydropotential

Già ad oggi, nell’EU27 l’hydro conta 136 GW installati, capaci di 340TWh annui, che nel totale dei membri Euroelectric diventano 200 GW e 550 TWh, il 70% dell’energia da rinnovabili (il vento si classifica secondo con un distacco abissale, 15%): 2750 ore equivalenti, unite a vite medie di impianto decisamente più elevate di qualunque altra tecnologia di generazione (non è per nulla difficile trovare impianti con oltre un secolo di esercizio; ovviamente di quando in quando servono opportuni ammodernamenti: ma dopo la costruzione iniziale il più resta fatto, una volta per tutte).
E gli studi di potenziale promettono ancora molto di più: da altri 227TWh annui nell’EU27, già non disprezzabile, all’eclatante + 650TWh nel pool Eurelectric !
Certo, se si va a vedere in che Paesi è distribuito questo inesplorato bendidio si trova al primo posto la Turchia, che oggi produce da idroelettrico un quinto dei suoi possibili 220TWh (che sono 2/3 della domanda elettrica italiana); o la Norvegia, che con il 60% di sfruttamento del suo potenziale già ci fa la quasi totalità del proprio fabbisogno, per cui non ha particolare fretta di sfruttarne altro. Ci si trovano anche Paesi che hanno energia elettrica a buon prezzo grazie al nucleare: hanno tanto potenziale residuo, ma anche un notevole realizzato, che basta a bilanciare i picchi mentre il nucleare copre la base.
L’Italia ai tempi del nucleare costruì addiritura alcune centrali di pompaggio, volte proprio a diminuire i picchi di fabbisogno nucleare. Poi quest’ultimo non si fece, ma i pompaggi funzionarono lo stesso. Purtroppo oggi, essendo prevalentemente in mano al soggetto incumbent, e da quando tra i cicli a gas c’è troppa ressa, sono sempre più sottoutilizzati, evidentemente per non abbassare i prezzi di punta (ma questo, che essendo polemica sicuramente ingolosisce i lettori, è un altro discorso…).
Strano vedere come la Spagna, che non naviga nell’energia elettrica a basso prezzo, lasci ancora molto non fatto. In Italia il più del potenziale idroelettrico è stato grattato, non è un mistero. Proprio per questo che negli anni Settanta le aziende di costruzioni italiane, grazie all’esperienza fatta in casa nei decenni precedenti, andarono a costruire idroelettrico in tutto il mondo. Se ora ci chiamassero in Turchia (dico per dire, ma lo dico), dove indubbiamente c’è parecchio da fare, come risponderemmo? Dove è andata tutta quella capacità? Incialtronita anche lei?

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2 risposte a Quanto idroelettrico ancora da fare?

  1. fausto ha detto:

    Se non erro Impregilo ha concluso i lavori a Kárahnjúkar: pare quindi che ne facciamo ancora in questi anni di dighe e centrali. Non so se sia davvero essenziale, e poi vorrei sapere a chi versano davvero paghe e dividendi queste aziende che supponiamo italiane…..comunque qualcosa ancora facciamo, parrebbe.

    • sesto rasi ha detto:

      qualcosa sì, senz’altro. E ammetto di non avere numeri, grazie per l’apporto. Però non credo le società di ingegneria italiane siano ancora così “on the edge”: alcune di cui conosco oggi sono veramente l’ombra di quel che furono un tempo, strapopolate di pensionati che pontificano di consulenza, più che guidare giovani motivati da un futuro (e magari anche da un buono stipendio presente). Ne conosco forse di più attive nel settore delle costruzioni civili.

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