Il sistema energetico dell’Italia al 46esimo posto su 105

Ecco com’è andata a finire, direttamente nel titolo.

Si sono presi 105 Paesi, e per ciascuno si sono valutati i tre “pilastri” presi come sostegno fondamentale del sistema energetico. Li ricordo (al post precedente per maggiori dettagli su come sono composti), un sistema energetico efficacace deve: 1) Favorire crescita e sviluppo 2)Essere sostenibile ambientalmente 3) Dare sicurezza per tutti di accesso all’energia.

Dando un punteggio da 0 a 100 per ciascuno dei tre parametri e facendone la media, WEF e Accenture hanno messo in classifica i 105 Paesi. L’Italia, per finire 46esima, si è beccata un 58 (48-53-72). Si tratta però di una classifica abbastanza “appiccicata”, dato che troncando a due cifre significative si trovano a 58 Islanda(43a), Turchia e Thailandia(45a). Altri 5 Paesi sono a 59 (nell’ordine Korea, Mexico, Singapore, Olanda, Azerbaijan, posizioni dal 38 al 42), e poi: 6 a 60 (Finlandia, Grecia, Israele, Paraguay, Argentina, Polonia), 7 a 61(Giappone, Croazia, Russia, Australia, Belgio, Estonia, Cile, e con questi siamo già dalla posizione 25 alla 31).  Più in su i punteggi si diradano, ma solo un po’, visto che non c’è nessuno a 62 e poi si sale fino a 67  (dove si riaddensano ben 5 Paesi, Danimarca, Spagna, UK, Romania, Uruguay, dall’ottavo al 12esimo posto) senza lasciare buchi.

Le top seven infine sono:

Latvia e Colombia (7 e 6), a 69

Svizzera, Nuova Zelanda e Francia(5, 4 e 3) a 70

Svezia al secondo posto con 71

and the winner is……

L’unica a staccare veramente tutti, con un 75, è la Norvegia, che conquista questo punteggio come media tra 67-63-95, insomma ad essere decisivo è proprio l’accesso sicuro a tutti.

Gli autori fanno notare tra tante cose che in fin dei conti nessun paese ha un voto veramente alto, insomma sono tutti lontani da 100. Segnalo che sia Stati Uniti che Cina si piazzano in modo piuttosto mediocre, peggio dell’Italia: i primi al 55esimo posto con 56 (56-34-77, notare il pessimo voto nella sostenibilità ambientale); la seconda addirittura al 74esimo con 49 (34-53-60, ad essere tremendo qui è il contributo del sistema energetico allo sviluppo e alla crescita).

In fin dei conti un tentativo perfettibile ma interessante. Una cosa che mi riprometto di fare è prendere i valori dei tre indici e ricalcolare un indice che non sia la semplice media lineare: comprendo le esigenze di semplicità, però che io sappia una struttura che si regge su tre pilastri può averne due robustissimi, ma se il terzo è labile casca: la stessa media ottenuta con tre valori più omogenei dovrebbe essere un risultato migliore.  Ad esempio potrebbe funzionare la distanza dall’origine del piano identificato dai tre punti su una terna di assi ortogonali: se un Paese conquista due 100 ma sul terzo parametro ha 0, in questo l’indice dovrebbe essere zero, e non 67.

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4 risposte a Il sistema energetico dell’Italia al 46esimo posto su 105

  1. L'energisauro ha detto:

    Interessante, non conoscevo questa classifica, sembra fatta molto bene. Sono d’accordo con te sulla non linearità degli indici. Aspetto news!

  2. fausto ha detto:

    “…Latvia e Colombia (7 e 6), a 69…”.

    Immagino che si tratti di una fotografia della situazione corrente, che non tiene conto della qualità delle infrastrutture e della loro probabile aspettativa di vita. Lo dico perché ho attraversato in autobus l’intera estensione della Lettonia, e mi è rimasta in mente una cosa in particolare: i tralicci di sostegno degli elettrodotti, letteralmente divorati dalla ruggine. E’ una cosa che mi colpì molto. Nelle baltiche in generale, ed in Lettonia in particolare, la manutenzione delle reti non esiste. Che poi è lo stesso problema che aveva fatto tanto discutere sul caso Usa alcuni anni fa: le discussioni sono terminate, ma il problema è rimasto dov’era.

    PS: stamattina vacanza forzata!

    • sesto rasi ha detto:

      il problema cui ti riferisci dovrebbe incidere su “energy access security”, in particolare su level and quality of access, attraverso “quality of electricity supply”. A meno che per ora le infrastrutture di rete non abbiano ancora cominciato a crollare e a lasciare aree di utenti soggette ad interruzioni di fornitura. Vedo che il voto su energy access security è un buon 0.71. Purtroppo non ho esperienza di repubbliche baltiche. Mi sono limitato a leggere qualcosa e riassumerlo riportando qualche spunto personale, senza prender parte al progetto (e si vede) .
      L’esempio più vicino che ho vissuto riguarda l’Ucraina: la rete ucraina invece era (ed è) sostenuta da quella russa per aumentare la sua qualità. Non sto però parlando di crolli ma di cose come fluttuazioni di tensione e frequenza, sbilanciamenti, etc.

  3. fausto ha detto:

    Ho notato anche questo studio del Wef:

    http://www3.weforum.org/docs/GCR2011-12/14.GCR2011-2012DTIIInfrastructure.pdf

    In questo caso la distanza segnalata tra noi e lettoni cala, ma continuano a batterci. Non mi meraviglia, dato che hanno trasporti decenti. Lo studio Wef però piazza la loro rete elettrica al 66° posto, e la nostra al 42°: queste posizioni mi sembrano rispecchiare già meglio lo stato del metallo e della vernice. Che poi loro siano complessivamente messi meglio sugli altri temi non lo nego di certo…..

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