Cosa conta nel sistema energetico di un Paese? (1)

II World Economic Forum, con l’aiuto di Accenture, ha messo a punto l’EAPI, che sta per Energy Architecture Performance Index.

Si tratta di uno strumento, la cui è utilità è quella di aiutare i Paesi nel monitoraggio dell’evoluzione del proprio sistema energetico attraverso la valutazione di una serie di indicatori (in numero di 16), distribuiti in tre gruppi.

Ciascuno dei gruppi è riconosciuto come un valore basilare nell’architettura del sistema energetico di un Paese, la cui valutazione dovrebbe essere la risposta alla seguente domanda chiave:

How successfully does (the) country’s energy system perform in terms of promoting economic growth and development while being environmentally sustainable, secure and allowing universal access to consumers?

Insomma, il sistema energetico dovrebbe il meglio possibile:

1)      promuovere la crescita e lo sviluppo

2)      essere sostenibile dal punto di vista ambientale

3)      permettere accesso a tutti ed in modo sicuro

In pratica, assegnando un punteggio a ciascuno dei tre gruppi, si può disegnare un triangolo, i cui vertici stanno sui tre assi di un sistema a tre assi ortogonali; quanto meglio se la cava uno dei tre aspetti, tanto più il corrispondente vertice è lontano dall’origine. Nel globale, quanto più la media dei tre punteggi è elevata, tanto meglio (mi viene già in mente un osservazione, dato che la media dei tre punteggi non misura la distanza del triangolo dall’origine…).

Mi addentro nei tre gruppi, che a loro volta raggruppano gli indicatori loro appartenenti in sottogruppi (indici e sottoindici numerici sono miei, come anche la traduzione, sicuramente non perfetta, ma spero non fuorviante):

1.    Promuovere crescita e sviluppo

1.1.    Efficienza

1.1.1. intensità energetica

1.2.    Mancanza di distorsione/accessibilità

1.2.1. grado di distorsione artificiale dei prezzi benzina

1.2.2. grado di distorsione artificiale prezzi diesel

1.2.3. prezzi energia elettrica per l’industria

1.3.    Ulteriori svantaggi e vantaggi per la crescita (orig. supportive/detracts for growth)

1.3.1. costo dell’import energetico (in %/PIL)

1.3.2. valore dell’import energetico (in %/PIL)

2. Sostenibilità ambientale

2.1.    Impatto delle emissioni

2.1.1. emissioni CO2 da energia elettrica e calore/popolazione

2.1.2. PM10 (limite nazionale)

2.1.3. consumo medio di carburante per passeggero su veicolo (l/100km)

2.2.    Quota di combustibili low carbon nel paniere energetico

2.2.1. quota % di energia alternativa (nucleare incluso) nel consumo complessivo

3.       Sicurezza (e uniformità) dell’ accesso all’energia

3.1.    Diversificazione dell’approvvigionamento

3.1.1. diversificazione di fornitura nel complessivo dell’energia primaria (indice di Herfindahl)

3.2.    Livello e qualità dell’accesso

3.2.1. Elettrificazione (% della popolazione)

3.2.2. Qualità della fornitura (da 1 a 7)

3.2.3. % della popolazione che usa combustibili solidi per cucinare

3.3.    Autosufficienza

3.3.1. dipendenza dall’import (saldo netto% rispetto all’uso di energia complessivo)

Di osservazioni da fare ce ne sono sicuramente tante, e comunque gli stessi autori si propongono di evolverne la struttura. Prima ancora di entrare nel merito, mi lascia un po’ perplesso l’ammissione candida di essere ricorsi, tra i criteri fondamentali,  a quello di utilizzare grandezze misurabili ed elaborabili (la scelta del PIL in quanto misurabile più agevolmente di altri indici sappiamo, quando poi ci si è abituati a metterne il giudizio in posizione di priorità assoluta, aver portato in economia a disastri gravi); però è anche vero che qui di indici se ne sono presi 16, e li si è infilati in tre punteggi che a loro volta vengono ottenuti da altri raggruppamenti interni: sicuramente aumenta l’arbitrarietà, ma il grado di rozzezza è già molto inferiore.

Ad ogni modo, questo EAPI è stato utilizzato per dare un punteggio al sistema energetico di 105 Paesi, come media dei tre voti sui tre vertici del triangolo.

Come è andata a finire?

I risultati sono interessanti, ma mi rendo conto che il post è già diventato un po’ troppo lungo, per cui (il consulente perde il pelo ma non il vizio) mi tengo il materiale per farci una seconda puntata.

Però (contravvenendo al suddetto istinto di sopravvivenza del Consulente), indico a chi vuole, per impazienza o per altro, come saperne di più anche senza di me:

http://www.weforum.org/issues/energy

io continuo col resto a breve.

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