al via il conto termico per privati e pubbliche amministrazioni italiane

Con decisione interministeriale, ai primi di gennaio è stato varato il cosiddetto Conto Termico, il cui oggetto è il sostegno alla penetrazione dell’efficienza energetica e della produzione termica da  rinnovabili per interventi di piccola taglia; insomma si parla di interventi su installazioni civili, con riguardo sia a privati che a Pubbliche Amministrazioni (PA).

Sembra di cogliere attenzione per le esperienze passate: gli interventi riconosciuti devono riguardare edifici già esistenti e dotati di climatizzazione invernale, per cui non dovremmo vedere cose simili alla nascita di una serra, con azienda serricola annessa, per metterci sopra un impianto fotovoltaico.

Inoltre c’è una prima finestra di incentivi, 60gg dopo raggiungimento dei quali è dichiarato concluso il primo round e si aggiustano i  coefficienti con risultati del primo. Il primo round si chiude dopo 200mln€ di incentivi per le PA (di cui una certa parte concessa a interventi quadro concordati con terzi finanziatori o operatori, tipo servizio calore o FTT); 700mln€ invece a disposizione per i privati.

Gli incentivi sembrano calibrati per non essere nè le ricche prebende di cui ha goduto il fotovoltaico, ma nemmeno i leggeri certificati bianchi, che mai hanno ribaltato drasticamente un giudizio sulla convenienza di un intervento. In sostanza:

  • per gli interventi classificati come  efficienza energetica, c’è un rimborso pari al 40% dell’investimento, corrisposto in 2 o 5 annualità a seconda del tipo di intervento (in un solo anno se < 600€). L’investimento non deve superare un massimo specifico (per unità di potenza o di superficie riqualificata); inoltre si richiede prestazione minima dell’impianto, a seconda di alcuni fattori (zona climatica per le superfici e gli infissi di cui si migliora l’isolamento; rendimento nominale in funzione della taglia per le caldaie a condensazione. Infine ci sono tetti massimi di taglia (500kW per le caldaie).
  • per le rinnovabili termiche invece, si fa ricorso a dei forfait di calcolo dell’energia risparmiata, che tengono conto delle prestazioni rispetto alla soluzione precedente e del numero di ore equivalenti, ancora in base alla zona climatica. Il rimborso è anche qui per 2-5 anni, e anche servono prestazioni minime. Anche le pompe di calore sono incluse nel novero delle rinnovabili, che siano elettriche o a gas, che siano ad aria, acqua o geotermiche. La tipologia decidera la minima prestazione richiesta in termini di efficienza. Poi ci sono i collettori solari e le pompe di calore per scaldare acqua, a mandare in pensione gli scaldacqua elettrici (famigerati, di cui le aziende italiane hanno riempito il mondo…). Per costruzioni rurali sono contemplate anche le biomasse per riscaldamento, si tratti di caldaie, termocamini, o altro.

Gli interventi sono simili per PA e privati, ad eccezione dei risanamenti degli edifici (pareti orizzontali, verticali, infissi e anche schermature), riservati alle PA.

L’insieme degli interventi contemplati mi sembra abbastanza ben congegnato. Anche i rimborsi mi paiono equi, varati con il criterio dell’aiuto sensibile, ma per interventi già di per se con buone prerogative di risparmio e attuati con componenti di buona qualità. L’orizzonte dopo il quale rifare la messa a punto mi pare equilibrato;  c’è lavoro per alcune classi di operatori, anche se come al solito i lobbisti di parte hanno strillato che non si è fatto abbastanza e che così saranno tutti certamente rovinati (ma in Italia bisogna farci il callo).

Perchè un intervento sia incentivabile deve essere stato raccomandato da una “diagnosi energetica di alta qualità”: e questo va bene, può rendere più difficili le installazioni fatte per dare lavoro all’amico dell’assessore.

Unica cosa che, per il momento, mi preoccupa è quella della serie di documenti ed attività tipo ancora da “standardizzare”: GSE, Enea ed AEEG devono ancora preparare una serie di documenti procedurali fondamentali. Mi sfugge qualcosa, e spero che il seminario cui vado ad assistere tra qualche giorno, presieduto da un emissario ministeriale, me lo chiarisca. Il dubbio è su come si possa considerare partito il Conto Termico  se, a partire dall’emanazione del decreto:

  • le linee guida per l’installazione verranno predisposte da GSE con assistenza CTI entro un anno
  • il modello di “diagnosi energetica di alta qualità” prima citato, verrà predisposto da ENEA, in collaborazione co CTI e regioni, entro novanta giorni.
  • la scheda-domanda, con cui il soggetto chiede l’incentivo per l’intervento, sarà in modello entro 45gg.(GSE ed Enea in collaborazione)
  • la scheda-contratto, che stipula l’accordo con cui un soggetto responsabile dell’intervento percepisce l’incentivo, verrà emanata come modello da AEEG entro 90gg.

Speriamo nel seminario ministeriale: che mi dicano che avevo capito male, che è già possibile muoversi e come.

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