Investimenti sulle rinnovabili: finanza pura?

ImmagineNel grafico sopra riprendo i dati del report annuale Bnef (Bloomberg New Energy Finance), relativi agli investimenti mondiali nel settore delle fonti rinnovabili, dal 2004 ad oggi: piuttosto evidente la partenza esponenziale, con raddoppio ogni due anni (tassi di crescita del 40-50% annuo), violentemente interrotta dallo shock del 2008, rimbalzo del 2010 e quindi nuovo collasso: lo shock con crescita bloccata del 2008-9, (16% e -2%) è poca cosa rispetto alla brusca contrazione che nel 2012 ha portato un -11%.

Le rinnovabili in pratica mostrano di non sapersi staccare da un quadro regolatorio che le promuova e dagli incentivi: il loro successo è un proxy della combinazione di certezza del primo e floridità dei secondi. Dico questo pensando anche al fatto che il quadro permette in genere alle rinnovabili di esprimere la loro produzione senza minimamente confrontarsi coi profili di domanda, punto critico ad esempio per i cicli combinati a gas, che in Italia stanno passandosela brutta. Unica composizione positiva, nel calo c’è anche un piccolo apporto della diminuzione dei costi specifici di eolico e fotovoltaico. Tornando al BNEF:

Spagna e Italia sono le più colpite in termini relativi (-68% e -51%);  ma in Europa il declino è generale (Germania-27%, Francia -35%, Regno Unito -17%).

Sono gli USA ad accusare  il maggior calo in termini assoluti (scende da 65 a 44.2 mld $  , -32%), mentre in Cina non si arresta la crescita (+20%, 67.7 mld, composti in gran parte di solare), riprendendo la prima posizione persa nel 2011.

Il dato percentuale strabiliante riguarda il Giappone, con un +75%(16.3 mld$) propiziato dal disastro di Fukushima, dopo il quale è stato facile ai politici far passare l’approvazione di nuovi e forti incentivi.

Per fonte, la discesa è generalizzata, con: 142.5 mld$ al solare (-9%), 78.3 mld$ all’eolico (-13%);  biomasse e rifiuti scendono a 9.7 (-27%), il  biofuel crolla (4.5mld$ , -38%) e così la geotermia (-39%, 1.8mld).

Solo il minihydro (<50MW) è in crescita con un buon  +17% che lo porta a 7.6mld$.

In un certo senso il processo di penetrazione è comunque ormai partito, dato che il 2012 comunque resta il secondo anno di sempre (e il 2011 era stato sopra le previsioni , con 302mld anziché 280 previsti ad inizio anno). Per dare un termine di paragone, la spesa per la Carbon Capture and Sequestration è attorno ai 3mld$ annui, abbastanza stabile.

Ma si tratta ancora di un settore che vive di sostegno. Non solo monetario ma anche di protezione dal mercato. Insomma, in funzione degli incentivi saprò quanta finanza mi serve, è potrò fare qualcosa se ho credito.

Un ultimo dato, riguardo a fusioni e acquisizioni societarie nel settore (non incluse sopra): si sono investiti 50.8mld$ (-31%): calo anche per queste, ma notare quanto grosso è rispetto alla spesa di cui si è parlato prima, composta da:

  • grossi impianti (notare, inclusa produzione biofuel): 148.6mld (-17.2mld)
  • piccoli (FV sul tetto): 80.2(+4.8%)
  • ricerca e sviluppo (sia pubblica che privata): 30.2mld, costante

Ricordo un mio collega, specialista di rinnovabili già dagli anni 90 (mentre io ero un termoelettrico “puro”, ci conoscemmo convergendo assieme su un progetto europeo sulla generazione distribuita, per la quale io feci i primi approcci su cogenerazione e profili di domanda degli utenti singoli…). Bene, il mio collega diceva,  allargando le braccia: “eh…le rinnovabili sono roba per ricchi…”; con questo non credo si riferisse alla combustione di sterco e ramoscelli di legna.

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21 risposte a Investimenti sulle rinnovabili: finanza pura?

  1. fausto ha detto:

    “….le rinnovabili sono roba per ricchi….”.

    E’ una frase che mi ha fatto tanto riflettere. In Italia fino ad uno o due anni fa la truffa delle “assimilate” Cip6 ci costava in bolletta tanto quanto l’intero sistema di incentivo alle rinnovabili: un paragone anch’esso emblematico di quanto siamo storditi.

    A livello più basso, possiamo dire (preventivi alla mano) che un impianto fv domestico costa più o meno come un’automobile. Se scegliamo ancora oggi di acquistare automobili anziché tetti fotovoltaici, lo facciamo perché non percepiamo minacce all’orizzonte sul fronte dei costi delle forniture elettriche o di carburante. E’ solo una questione di orizzonti temporali.

    La scommessa dell’italiano è di avere un lavoro, e di doverlo raggiungere con un’auto a petrolio; e con quel lavoro, ottenere uno stipendio con cui pagare le bollette. Questo è il vero cardine dell’economia domestica delle nostre famiglie. La decisione se le rinnovabili siano o no competitive è un mero riflesso del nostro livello di confidenza nel meccanismo appena descritto. Se siamo sicuri di avere sempre una buona paga, isolanti, pannelli e pale non servono ovviamente a niente; se non ne siamo sicuri, allora è meglio cominciare a pensarci su.

    • sesto rasi ha detto:

      Fausto, a una persona con la passione del fardiconto come te non sfuggiranno alcune cose: che il lavoro (finchè si vince la scommessa di cui dicevi, ovvio) ripaga l’auto a petrolio per andarci (che poi però serve anche a portarci a spasso la famiglia), ripaga le bollette e poi ne fa avanzare ancora parecchio.
      Quando la scommessa non reggesse più, beh, le rinnovabili al momento sono davvero ben lungi dal risolvere il problema: costano, non sono programmabili e sono ingombranti (o non se ne avrebbe abbbastanza nel ciclo annuale, cioè hydro). Un giorno chissà, funzioneranno meglio. Ma allora dovrei incentivarle con questo obiettivo in mente, non per dare soldi a dei potentati. Altrimenti non cambia proprio niente rispetto al CIP6. Il quale CIP 6, tanto vituperato e anche a ragione, però ha avuto il merito di sbloccare una situazione di mercato libero incipiente in cui solo Enel aveva capacità produttiva (non crederai che le sue centrali cedute per decreto alle GENCO potessero competere con quelle che si è tenuta?): dubito che, senza CIP6, altri avrebbero costruito centrali di taglia e competitività decente.

      • fausto ha detto:

        Hai detto una sfilza di cose vere, non ho dubbi su questo. Eppure la cosa non mi rassicura più di tanto: quello che vedo intorno a me non è bello, anche nel modenese cominciamo a soffrire sul serio a livello di economia.

        La aleatorietà delle produzioni sole / vento è in effetti il nocciolo della questione: e se piuttosto che cercare di vincerla tamponandola con produzioni di riserva pronte all’uso cercassimo invece di aggirarla creando utenze adattabili all’offerta? In definitiva una volta si faceva così con i mulini a vento. Mi rode il pensiero di quella fabbrica sarda che stiamo buttando via e che invece potrebbe essere la chiave del futuro….

  2. sesto rasi ha detto:

    quello che proponi è davvero difficile: è vero che le FER a sole e vento danno il loro picco proprio nelle ore di domanda più alta; però la corrispondenza tra domanda ed offerta va regolata veramente di fino: ti rimanderei a quest’altro post, dove avevo cercato di metterlo in luce:
    https://questionedienergia.wordpress.com/2011/06/13/si-fa-presto-a-dire-rinnovabili-%e2%80%93-1-anatomia-di-un-sistema/

    per il caso sardegna, direi che andiamo in completa controtendenza con il principio di corrispondenza della domanda: lì addirittura si è andati ad impiantare un impianto fortemente energivoro nella regione con l’energia elettrica più cara d’Italia: mancanza di corrispondenza geografica, neanche di profilo temporale. Ovviamente il “regalo” l’hanno coperto i contribuenti Italiani tutti, ma non sulla fiscalità generale: per farcela senza prendere scoppole dall’UE (per aiuto di stato), e nonostante dopo il primo maldestro tentativo le scoppole fossero arrivate, si è camuffato tutto da premio per la superinterrompibilità (cioè un’interrompibilità ancora più speciale)

    • Luigi ha detto:

      La verità è che l’alluminio richiede fortissime quantità di energia e l’ALCOA non poteva pagare 35 centesimi il KW, quando il nucleare, anche quello tradizionale è molto più a buon mercato. Invece di spendere soldi in CIG e sovvenzioni occulte o visibili bastava un Mini Reattore al Torio di 40 MW che la FLIBE sta costruendo per una portaerei USA. La tecnologia LFTR è civile, non militare, quindi la si può acquistare come si acquista un televisore. Costo? 40 milioni di Euro. Soltanto.

      • sesto rasi ha detto:

        Luigi, grazie per lo spunto. Io però su come si fa risultare basso il costo del nucleare mi sono già espresso su uno dei primi post di questo blog. E comunque installare un’attività a fortissima intensità energetica, congiuntamente alla necessità di grosse taglie, in Sardegna, è come scegliere la Groenlandia per sfondare coi frigoriferi. A meno che la mancanza di vantaggio comparato (che rozzamente significa: ciascuno faccia quello in cui può essere competitivo per le caratteristiche, almeno potenziali, che si trova in casa) non venga compensata con aiuti (a prelievi distribuiti su collettività più estese di quella locale beneficiante).

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  4. Luigi ha detto:

    Vorrei sottolineare, a proposito della Cina, quanto appresso:
    Il Premier Wen Jiabao ha specificato in comunicato governativo che la Cina intende accelerare l’uso della nuova tecnologia LFTR/TMSR e mettere fine alla cieca espansione nell’industria dell’energia solare ed eolica, il che sembra dare delle precise indicazioni circa la marginalità delle due fonti alternative.
    Per quanto attiene al Giappone, il Premier Shinzo Abe, ha già indicato i reattori Toshiba S4 sostituiranno i reattori obsoleti del tipo Westinhouse di Fukushima.
    Inoltre I giapponesi stanno andando avanti nei progetti TMSR Mini Fuji 10 MWe (2016) e Fuji 300 MWe (2021), i reattori al Torio progettati da Kazuo Furukawa.

    • sesto rasi ha detto:

      Ho l’impressione che anche la Cina possa dover osservare una pausa di riflessione sulle rinnovabili. Vedremo.
      Quanto al “torio verde”, o nucleare tascabile: non conosco installazioni con un track record referenziato di successo, e tanto meno a 1000€/kW. Forse una mia lacuna.
      Però so che di nucleare messo a budget a 1800€/kW e consegnato a più di 3000 ce n’è stato tanto.
      E poi se vado sul sito italiano sostenitore ufficiale (http://www.torioverde.net/lftr-tmsr-in-2-minuti.html) mi scatta subito un campanello d’allarme: si tratterebbe di tecnologia da sempre vincente ma tenuta in un cassetto da oscuri complotti :” …la tecnologia dei Sali Fusi di Torio è stata già dimostrata ed applicata oltre 50 anni fa, ma relegata nell’oscurità e soffocate da alcune scelte politiche insensate e di parte, dettate dalle solite lobby industriali e militari. Fino a pochi anni fa era nota a pochi scienziati, ingegneri e professionisti determinati a mantenere viva la promessa di una energia al servizio dell’umanità.”.
      A me di vedere tecnologie sostenute a forza (perchè un giorno gettino le stampelle, di principio; con un pizzico di lobbismo, in pratica), è successo spesso; ma non mi è mai successo di vedere che una tecnologia “già dimostrata ed applicata” torni in un cassetto per un complotto. La realtà è sempre la più semplice e adamantina mancanza di competitività ( e non dubito che a volte il potenziale ci sia. Ma non la competitività attuata)

      • Luigi ha detto:

        Nixon, tanto per chiarire, doveva scegliere tra i Fast Breeder (Uranio) e i Thermal Breeder (Torio). Nel 1973 scelse l’Uranio ed i Fast Breeder. E il motivo è semplice: Le lobbies militari volevano l’Uranio perchè produceva PU239 (Bomba tipo Nagasaki) e U235 (Bomba tipo Hiroshima). Sfortunatamente il Torio non li produceva e dunque non era strategico. Inoltre, poichè prelevando CO2 dall’aria e facendolo interagire con il Torio, è possibile ottenere Benzina e Diesel, le altre confraternite del Petrolio hanno fatto immediatamente blocco. Confermo le scelte stupide di 60 anni fa, come Obama stesso ha dichiarato di recente. Negli USA la Transuranic Power produce energia elettrica utilizzando le scorie di PU239 (delle testate smatellate), come innesco di partenza con il Torio. Il Torio è fuso, non è solido, non può fondere di nuovo. FLIBE ha in produzione un Reattore di 40 MW per una portaerei USA. Thorenco fa reattori portatili da 2/4 MW, che si portano dietro in emergenza. La Norvegia, con la AKER Solution, ha in progetto vari reattori al Torio. Il Canada con DMSR (Denaturated Molten Salt Reactor). E via tutti gli altri Paesi. Fuorchè Francia-Inghilterra, determinate ad andare avanti un progetto costosissimi, Germania (per via degli ambientalisti) e l’Italia dove di nucleare non si può neanche parlare e dove l’ignoranza di molti (politici ed altri) è tale che ormai qualche fisico con idee serie fugge all’estero. Personalmente conosco Fisici di frontiera che lavorano a REZ (Praga), A Linkoeping (Svezia) a Bergen (Norvegia), a Seattle, negli impianti nucleari al Torio in definitiva messa a punto. Il primo reattore al Torio vedrà la luce nel 2016 e sarà Giapponese-Ceco-Russo, progetto Furukawa.
        In quanto alla competitività il Torio non ha pari. Ed è lì il problema: Una centrale di 1600 MW tradizionale parte con 5 miliardi di Euro di costo e finisce con 8/9 miliardi. Una centrale al Torio di pari potenza costa 1,6 miliardi ed il ciclo è lungo 30 anni. Posso speigare tecnicamente perchè, ma non è il caso. Con il Torio non è possibile far salire i costi, perchè una centrale di 200 MW occupa non più di 150 MQ, un appartamento. Il reattore ha queste misure 6,5 x 5 x 5 metri. Non c’è da mangiarci sopra, purtroppo. L’Enel possiede il 28% della SE (Slovenka Enel) ed ha investito sul Torio a Praga (Rez). Poi produrrà l’energia a pochi centesimi e ce la farà pagare 35/45 centesimi il KW. Comunque in Italia, all’infuori del Politecnico di Milano e di qualche altro singolo individuo nessuno conosce il Torio. Ignoranti, come nella più perfetta tradizione italiana. Personalmente ho avuto a che fare con un tumore e tutti questi accademici (!!!) incluso Veronesi, consigliavano l’asportazione chirurgica. Io ho scoperto in Cina ed in Giappone la tecnologia HIFU. Ho anche scoperto chi la praticava in Italia e con 1 ora e poco più ho eliminato il problema senza la minima complicazione ed il minimo taglio. Ai controlli, anche con Scintigrafia Total Body, non risulta più alcuna presenza maligna. Ecco perchè io mi meraviglio tanto della coglioneria dei miei connazionali.

  5. Luigi ha detto:

    Caro Sesto, vorrei aggiungere che il nucleare al Torio non ha bisogno di essere finanziato da nessuno Stato, nè di essere sostenuto come il solare termico o l’eolico, non ha bisogno di elemosine e di fondi. Negli USA alcune cittadine di 500 mila (Costo 230 milioni di $, circa 190 milioni di Euro) abitanti hanno deciso la costruzione in proprio di un reattore al Torio. Una simile popolazione consuma mediamenet 1700/1800 GW l’anno. Un impianto da 200 MW produce 200x24x365 = 1750 GW. Ogni persona pagherà, tasse incluse meno di 80 Dollari l’anno a persona per avere tutta l’elettricità necessaria. In 5 anni il costo è pagato (80×500.000×5 = 200.000.000 $ e gli altri 25 anni produrranno utili agli investitori.
    Pensi che sia male? Se lo finanziano e se lo pagano loro. L’IAEA fornisce l’autorizzazione formale e si può costruire. L’Enel Italiana, come l’AREVA francesa rischiano di vedersi sfilare dalle mani un grosso business. Secondo te ci stanno a farsi mettere da parte? Non ho dubbi che faranno di tutto per bloccare ogni tentativo. Ma purtroppo è questo che ci sta facendo retrocedere non solo agli stipendi del 1986, ma nella graduatoria mondiale,rischiando di finire a livelli di Paesi africani.

    • sesto rasi ha detto:

      Luigi, prima di darti qualche retroazione tecnica: se vuoi tacciare di coglioneria i tuoi connazionali lo puoi fare. E anche se vuoi sostenere che la perfetta tradizione italiana è da ignoranti. Ma ti pregherei di farlo non affibbiando epiteti lapidari: se hai materiali e capacità puoi farlo argomentando in modo che ad un lettore possa venire questa impressione. O forse -prenditi il rischio- che ribatta con argomenti che confutino i tuoi, anche lui senza darti esplicitamente dell’ignorante: è così che ci si scambia informazioni in modo efficace.

      Bene. Ora andiamo al tecnico. La tua difesa di questa tecnologia è molto appassionata. Però più che di difesa si dovrebbe parlare di promozione, dato che, sarai d’accordo con me, per ora nessuno l’ha vista funzionare.

      Per funzionare intendo competere con maturità commerciale: tu stesso sostieni che non avrebbe bisogno dell’aiuto di nessuno. Strano, ma guarda che non c’è niente di male se un sostegno è dato correttamente: le stesse turbine a gas non sarebbero le macchine che sono oggi se il DOE non avesse permesso loro di ridurre gradualmente le emissioni di NOx (oggi ormai per le GT di grossa taglia siamo a 5ppm di NOx: se negli anni 70 le avessi costrette subito a questa prestazione, anzichè a 300ppm, sarebbero rimaste in qualche rara applicazione, costosissime, inefficienti, rigide e con alti livelli emissivi.

      Torno a bomba: oltre che a vedere funzionare questi reattori, nessuno ha ancora potuto tirare a consuntivo i costi dopo uno startup. Il costo di un impianto finito ha tante voci:
      – il ciclo (insomma il cuore);
      – il balance of plant (tutto quello che pur non facendo parte dell’impiantistica di conversione energia, comunque serve a far funzionare l’impianto);
      – il terreno (inclusivo di aree di rispetto, stoccaggi, magazzini, accessi etc.: i tuoi 200MW in 150m2, cioè in un appartamento, come li hai considerati?);
      – i costi finanziari: se devi pagare il 12% di interesse e la costruzione dura otto anni, sono pesantissimi.
      – e infine: i cosiddetti “soft cost”, cioè la carta: studi, progetti, ispezioni, autorizzazioni, permessi, assicurazioni costi legali e quant’altro che, specie per piccole taglie, possono essere molto pesanti.

      Spesso sento confondere il solo primo costo per il tutto. Il costo del ciclo di potenza a volte non è nemmeno un terzo del complessivo.

      Poi, una tecnologia deve avere la capacità di inseguire i profili di domanda (o questi essere fortunatamente coincidenti col suo profilo di produzione): per alcune considerazioni sui profili di carico, ti rimando di nuovo a “nucleare chi è costui?” e ai primi post in genere: sono considerazioni che non valgono solo per il nucleare.
      Non basta dire che il consumo annuo di una comunità è uguale alla produzione dell’impianto. 200MW per una città di 500000persone…non ci siamo, sicuramente non sui picchi. In America poi, men che meno.

      E, alla fine: i consumi e le produzioni dovresti esprimerli in GWh/anno, non in GW…..

  6. fausto ha detto:

    “…When used in a breeder-like reactor, however, unlike uranium-based light water reactors, thorium requires irradiation and reprocessing before the above-noted advantages of thorium-232 can be realized, which initially makes solid thorium fuels more expensive than uranium fuels…..”.

    “….India’s Kakrapar-1 reactor is the world’s first reactor which uses thorium rather than depleted uranium to achieve power flattening across the reactor core…..The prototype is expected to be fully operational by 2013, after which five more reactors will be constructed. The reactor is a fast breeder reactor and uses a plutonium core rather than an accelerator to produce neutrons….”.

    Auguri.

  7. Luigi ha detto:

    Sesto,
    vorrei chiarire il punto sulla coglioneria di alcuni. Di fronte ad un problema cosa cerchi di fare? Informarti, schematizzare, scegliere la soluzione. Non voglio affibbiare epiteti, ma la realtà da me vissuta è la testimonianza di quanto certi illustri dottori, non tutti ovviamente , non meritano la stima che pretendono. Io non sono un dottore, eppure dopo aver inutilmente speso soldi in consulti veramente stupidi, mi sono informato e la soluzione l’ho trovata da me. Ed ha funzionato egregiamente, te lo posso assicurare. Molte tecnologie sono sconosciute ai cittadini, a volte per pura ignoranza di chi dovrebbe consigliare, altre volte per puro interesse di parte. Un intervento in un certo modo e conseguente degenza fa un fatturato, un altro intervento è economico e fattura un quarto. Secondo te il primario cosa preferisce? La risposta la sai. Ma io ho risolto il mio problema e a quel primario ottuso ho detto di tornare sui banchi di scuola e di non atteggiarsi a Solone.

    Per quanto riguarda il Torio ti trasmetto qualche informazione:
    1) FLIBE, società del fisico ex NASA Kirk Sorensen, sta costruendo due reattori ai Sali Fusi (Carburante liquido, non solido) di Torio: Uno per una portaerei americana, contratto DOD, da 1,3MWe; un secondo ad Huntsville da 40 MWe, sempre sotto contratto DOD, che dunque sa cosa sta comperando.
    2) Un reattore sperimentale del progetto ARE ha funzionato con successo dal 1965 al 1969, ad Oak Ridge National Laboratory.
    3) Un reattore al Torio ha funzionato a Shippingport dal 1977 al 1982, accensione con U233 e fissione Th232. Il ciclo lo dovresti conoscere. Dopo 5 anni il materiale fissile non solo non è diminuito, ma addirittura aumentato dell’1,3%, esattamente come Weinberg aveva calcolato.
    4) Il Progetto Mini Fuji di Furukawa sta andando avanti e vede la collaborazione tecnica Giappone/Rep. Ceca, supportati da Russia che ha finanziato.
    5) Anche Thorenco sta costruendo reattori al Torio per aerei militari, ma le informazioni che ho non sono molto dettagliate.
    6) David LeBlanc (Ottawa University) ha progettato un reattore semplificato che si chiama DMSR (Denaturated Molten Salt Reactor) che una società norvegese (di Bergen) ha acquisito.
    7) So che il Brasile sta facendo qualcosa, ma non ho sufficienti informazioni.
    8) L’India non usa il torio liquido, ma quello solido. Dal 2020 tuttavia inizierà la sperimentazione con il torio liquido.
    9) La Cina è quella che sta avanti come progettualità complessiva e conosco i dettagli operativi.

    10) Per quanto attiene ai costi: il DOD valuta 1,40 $ al KW (costo impianto). I costi di gestione sono quelli classici. Basta mettere gente seria ad amministrare. I mini-reattori non superano 2 metri di lunghezza, quelli normali non superano 6,5 metri di lunghezza. Non c’è bisogno di cupola di protezione per l’espansione dell’acqua, perché ogni reattore ha il suo Tank Drain nel quale viene travasato, in caso di emergenza, l’intero contenuto fuso del reattore dove non ci sono barre di grafite. La caduta dei liquidi fusi avviene per decongelamento del Freeze Plug (Power-Off), immediatamente, senza aspettare mesi. Il tappo congelato si scongela ed il liquido travasa ed il reattore è spento. La sicurezza è insita.
    11) Terreno/spazio occorrente: Confermo che un impianto nucleare al Torio da 200MW occupa poco spazio. La superficie destinata al reattore è minore di 100 MQ. Poi ci sono le turbine Brayton per convertire calore in elettricità, gli uffici, i magazzini e le altre strutture. Se si vuole ottenere carburanti prelevando CO2 dall’aria si avrà bisogno di una struttura, ma si tratta di complementarità. Da quello che ho visto, a voler esagerare 2/3.000 MQ sono più che sufficienti.
    12) Costi finanziari: non essendo un tecnologia militare, potrebbe addirittura essere gestita come una SpA. Gli azionisti mettono il capitale, che come vedi non è esagerato e, a parte l’elettricità, basterebbe vendere i sottoprodotti (benzina, tecnezio99, bismuto213, fertilizzanti) per avere finanze in ordine. Una analisi corretta dei costi è vero che non si può fare al centesimo, ma partendo da un costo industriale di 2 centesimi KW, anche quadruplicando, si arriverebbe a 8 centesimi, + accise arriveremmo a 15, non di più. Sempre molto meno di quanto l’Enel e compari addebitano in bolletta.
    13) Il prof. Yacine Kadi del CERN di Ginevra, già collaboratore di Rubbia, ha fatto un progetto che prevede l’utilizzo del torio in un reattore russo da sottomarino, modificato. Con 320 milioni di Euro afferma di poter fornire elettricità (ed altro) ad una città di 1 milioni di abitanti.

    Forse possiamo mettere in dubbio qualcosa, ma non tutto. Altrimenti significherebbe che le migliaia di fisici e chimici che lavora sul torio sono tutti scemi, a cominciare da Weinberg e per finire a Kamei. A dire il vero già Fermi nel 1943 aveva intuito la differenza fra un carburante solido ed uno liquido.
    Mi trovo a fare il difensore del Torio senza averne titolo, ma solo per pura convinzione scientifica, visto che io provengo dalla crittografia. Ma non mi dispiace, anzi la cosa mi appassiona molto, specie se si ha la fortuna di osservare con i propri occhi e di fare affermazioni dopo averne verificato la fondatezza delle informazioni.

    Ho controllato la produzione del solare termico della Germania nel giorno 19 Gennaio 2013. A fronte di impianti per un totale produttivo di 32 GW, il picco massimo raggiunto è stato, dalle 8:15 alle 16:30, di 0,5 GW ed è stato della durata di circa un’ora e 20 minuti. Pensi che sia un buon risultato? Specie se lo mettiamo in paragone al costo complessivo delle strutture solari sparse in Germania.

    Sempre a proposito di imbecilli (invece di chiamarli coglioni), un eminente personaggio pubblico italiano (si direbbe “di chiara fama”) a fronte della documentazione IAEA fattagli pervenire da un importante fisico americano, relativamente al torio liquido, ha risposto che “l’argomento non è di interesse nazionale”. Devo presumere che ci sia qualcos’altro che sia di interesse nazionale, ma non si sa quale sia. Forse i suoi interessi?

    Fossi stato io avrei detto: bene, quanto costa un campione da 1 MW? Un milione di Euro? Preparatene uno, fatemi vedere come funziona e, se funziona, lo acquisto. Sbaglio?
    Se non avesse funzionato neanche li avrei pagati. Cosa ci rimette l’Italia a provare?
    Le mie informazioni dicono che il Torio da GW ha ancora bisogno di affinamenti tecnici, ma per le soluzioni mini e medie non hanno nessun problema. I cinesi stanno lavorando su un nuovo Hastelloy fatto con criteri di sicurezza e durata superiore e saranno pronti, parola di Mianheng, per il 2020.
    Ma se l’Italia resta fuori dalla ricerca, cosa farà nel 2020? O nel 2030?
    Mi permetto di dire l’ultima cosa, dopo questa lunga esposizione: l’Enel importa da Francia e Svizzera il l’energia da nucleare, ma la chiama al di qua delle Alpi “energia” e basta. In Slovenia fa la stessa cosa, ma lì è diverso: la produce pure (SE = Slovenka Enel, 28% del capitale della società slovena). Come è che la paga 1 e la rivende a 3?
    Per coerenza noi non dovremmo usare l’energia dal nucleare, oppure pecunia non olet?
    Però per me valgono più i principi, che non il denaro e spero che sia anche per te così.
    Cordialità.

  8. fausto ha detto:

    “….Ho controllato la produzione del solare termico della Germania nel giorno 19 Gennaio 2013. A fronte di impianti per un totale produttivo di 32 GW, il picco massimo raggiunto è stato, dalle 8:15 alle 16:30, di 0,5 GW ed è stato della durata di circa un’ora e 20 minuti. Pensi che sia un buon risultato? Specie se lo mettiamo in paragone al costo complessivo delle strutture solari sparse in Germania…..”.

    In effetti non è un buon risultato; da qui la passione dei nordici per le case passive. Ci pensavo anche io quest’oggi, guardando il sole basso sull’orizzonte. Nella pianura emiliana dobbiamo porci più o meno gli stessi problemi, è proprio vero. Naturalmente bisognerebbe anche parlare delle medie stagionali, ma pazienza.

    Altro tema interessante:

    http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_canceled_nuclear_plants_in_the_United_States

    Mi sorprende pensare che una notizia davvero importante la riconosci quando vedi che non ne parla nessuno. E’ un metodo che raramente fallisce.

    • sesto rasi ha detto:

      sul picco basso in gennaio per il fotovoltaico tedesco: con l’aiuto di PVGIS si può fare qualche verifica rapidamente. Comunque in Nord Italia ti puoi aspettare che 1kWp produca 1400kWh/anno (insomma 1400 ore equivalenti, su 8760 ore di un anno: gli impianti termoelettrici potenzialmente possono fare 7-8000 ore, con qualche fermo manutenzione. Se fanno meno è per questioni di mercato); in gennaio la produzione oraria media (che poi è di nuovo una potenza) potrebbe (vado ad orecchio) essere il 25-30% di quella massima (giugno-luglio). In Germania probabile ci sia una proporzione un po’ diversa, ma non troppo. Insomma di quei 23GW, se nessuno fosse fuori servizio, alle 12-13 circa di una bella giornata in gennaio potrebbe andarne 6-7GW. Quindi facciamo un po’ meno. 0.5GW può significare pioggia o brutto tempo. Comunque, sì, come Luigi ci ricorda, il PV non è per nulla programmabile: e il costo del tenere una banda di modulazione di potenza degli impianti programmabili (es. fossili o hydro) a correr dietro a queste variabilità va assolutamente tenuto in conto.

      Quanto alla lista del cancelled nuclear: ottimo link, rimando al mio “nucleare chi è costui”, per chiarire come il rischio di non realizzazione o di forti ritardi sconsigli alle banche di concedere bassi interessi: in sintesi, questo innalza di parecchio il vero costo del nucleare.

      Quindi tu e Luigi mi avete dato occasione di ribadire quanto a volte nelle stime di costo bisognerebbe essere decisamente più completi.

      Hai notato comunque quanti commenti su questo post dedicato alle rinnovabili, mentre sull’ultimo dedicato a cosa conta in un sistema energetico ancora nessuno mi ha dato un feedback? O è un argomento troppo complesso (può darsi), o viene ritenuto poco importante, meno del ruolo del fotovoltaico (e di questa opinione mi dispiace molto).

  9. Luigi ha detto:

    Sesto,
    ho controllato anche oggi ed i risultati del Solare Termico in Germania continuano ad essere quelli. Tutti i giornali tedeschi ne hanno dato notizia qualche settinmana fa. Ecco perchè mi sono messo a seguire il caso. Non si tratta di pioggia, nè di manutenzione. In quanto alla produzione invernale mi pare che la perdota, rispetto allo standard atteso sia del 90% almeno. E non è che in giugno e luglio si recuperi producendo più di 32 GW, essendo quello in massimo teorico producibile.
    In quanto all’ottimo link di wikipedia: sono perfettamente d’accordo. Infatti si tratta di centrali tutte con raffreddamento ad acqua e di tipo antiquato (LWR, PWR, BWR, PHWR), che come sappiamo sono ancor più pericolose dell’EPR, essendo di II generazione. Wikipedia non specifica perchè le centrali sono state abortite, ma basta dare uno sguardo alle date di inizio progetto (1968) e di chiusura progetto (1984). Il motivo è semplice: nel 1973 Nixon finanziò il Fast Breeder (reattori autofertilizzanti) in varie versioni (AP600 e AWBR, LMFBR, LWBR) e ci sono voluti alcuni anni di messa a punto prima che queste ultime potessero entrare in funzione. L’informazione corretta avrebbe dovuto segnalare tutti gli impianti esistenti nehli USA e di che tipo sono. Le guerre nel Golfo dei Bush padre e figlio, hanno portato in USA molto petrolio e un buon numero di centrali, per risparmiare l’Uranio, che è agli sgoccioli (vedi l’intervento francese in Mali a protezione dell’Uranio in Niger e Nigeria), hanno lavorato al minimo. Ho la fortuna di avere accesso a certe informazioni e ribadisco che negli USA conta più il DoD che il DoE. Puoi trarre le conclusioni.
    Naturalmente io sono contro il Nucleare Fast Breeder con raffreddamento ad acqua, per ovvie ragioni di sicurezza e di costi.
    In quanto ai costi che destavano qualche perplessità, mi sono fatto fare i calcoli da qualche amico fisico americano che lavora proprio in un Laboratorio nazionale USA allo sviluppo dei Reattori al Torio. Ho fatto la traduzione adattandola all’Italia e convertendo i dollari in Euro. I costi ovviamente sono “americani” (senza tangenti, voglio dire).
    Ecco qui:
    Come esempio prendiamo in esame un territorio di 400.000 abitanti, una tipica piccola provincia, con infrastrutture industriali medie e che abbia un fabbisogno medio annuo di 1500/1600 GW. La copertura energetica potrebbe essere assicurata da un reattore da 200 MW per stare sicuri.

    Per un impianto da 200 MW, Robert Hargraves in “Aim High (Punta in alto)” ipotizza ragionevolmente un costo totale dell’intera struttura (Reattore LFTR, Sito e Strutture complementari per turbine, magazzini, uffici, desalinizzatore, ecc) pari a 400 Milioni di $ USA (300 Milioni di Euro).
    Esaminiamo cosa produce un impianto LFTR da 200 MW:
    Produzione Mensile
    30 gg. * 24 ore * 200 MW * 1000 KW = 144.000.000 KWh, cioè 144 GWh
    Produzione Annua
    30 gg. * 24 ore * 200 MW * 1000 KW * 12 Mesi = 1.728.000.000 KWh, cioè 1.728 GWh

    Adesso che abbiamo prodotto l’energia noi vendiamo ad una compagnia elettrica 1.728.000.000 KWh a 5 centesimi di Euro, ricavando (1.728.000.000 * 0,05 €) 86.400.000 Euro.
    In 40 anni di vita del reattore (questo è il ciclo) incasseremo dunque 86.400.000 € * 40 = € 3.456.000.000.
    Facendo un mutuo a 40 anni, all’8%, la rata annuale sarà di circa € 34.000.000, che in 40 anni fanno un totale di € 1.360.000.000.

    Ricavi € 3.456.000.000 +
    Restituzione Mutuo € 1.360.000.000 –
    Disponibilità € 2.096.000.000 =

    La disponibilità coprirà per € 1.096.000.000 tutte le spese del personale, amministrative e generali e per € 1.000.000.000 formerà un profitto lordo per l’azienda, pari a €25.000.000 annui.

    Questo per quanto attiene alla semplice produzione di energia elettrica.
    Noi tuttavia sappiamo che con un reattore al torio possiamo produrre e vendere altri prodotti, molti dei quali di largo consumo, altri molto appetibili, e cioè:
    Gasoli Sintetici Neutri
    Benzine Sintetiche Neutri
    Fertilizzanti a base di Azoto
    Materiali tecnologici per medicina nucleare:
    Iodio-131,
    Cesio-137,
    Tecnezio-99
    Bismuto-213
    Terre Rare di sintesi (Rodio, Rutenio, Palladio, Xenon, Neodimio, Molibdeno-99, Zirconio)
    Acqua marina desalinizzata
    Dalla vendita di questi prodotti si possono ottenere ricavi bensuperiori a quelli della vendita di elettricità.
    L’impianto al Torio può proseguire l’attività produttiva dopo 40 anni sostituendo parti del Reattore e ricaricando il Torio (60-70 $ al Kg). Non è necessario acquistare Uranio 233 per l’inizio fissione perchè lo si preleva dal precedente reattore.
    Spero di essere stato esauriente, ma se ci sivuole informare un pò più approfonditamente basta leggere il testo “Thorium, Energy Cheaper Than Coal” di Robert Hargraves.
    http://energyfromthorium.com/2008/03/27/liquid-sodium-reactors/
    Saluti.

  10. Luigi ha detto:

    Sesto,
    probabilmente dovresti sapere che Weinberg fu avversato da Teller e Moir, fino quali alla persecuzione. Infatti nel 1972 Weinberg fu licenziato dalla direzione di OAK RIDGE NATIONAL LAB. Ma anni dopo, qualche mese prima di morire, Teller incaricò Moir di divulgare gli appunti che allego in testo originale:
    “This paper addresses the problems posed by running out of oil and gas supplies and the environmental problems that are due to greenhouse gases by suggesting the use of the energy available in the resource thorium, which is much more plentiful than the conventional nuclear fuel uranium.
    We propose the burning of this thorium dissolved as a fluoride in molten salt in the minimum viscosity mixture of LiF and BeF[2] together with a small amount of 235U or plutonium fluoride to initiate the process to be located at least 10 m underground. The fission products could be stored at the same underground location. With graphite replacement or new cores and with the liquid fuel transferred to the new cores periodically, the power plant could operate for up to 200 yr with no transport of fissile material to the reactor or of wastes from the reactor during this period.
    Advantages that include utilization of an abundant fuel, inaccessibility of that fuel to terrorists or for diversion to weapons use, together with good economics and safety features such as an underground location will diminish public concerns. We call for the construction of a small prototype thorium-burning reactor.”
    Dopo più di 30 anni Teller, quello del progetto “Star Wars” voluto da Reagan ha capito che lui aveva torto con i Fast Breeder e Weinberg aveva ragione e incaricò Moir di rendere pubblica la cosa. E così fu.
    Qualche giorno fa, poi mi dici che do dell”ignorante a tutti, un certo signore ha affermato che Moir sarebbe contro i Reattori al Torio, non so per quali specifiche ragioni.
    Qui c’è gente davvero ignorante che, o non conosce l’inglese, o raglia tanto per ragliare.
    Ora si da il caso che il manoscritto di Teller, controfirmato da Moir, circoli negli ambienti e quasi tutti lo posseggono, perchè è un giudizio inappellabile e parla della sicurezza intrinseca dei reattori al Torio.
    Ho fatto notare a quel signore che stava dicendo una cavolata. Mi ha risposto che sono un nuclearista e dunque non merito la sua attenzione.
    Un pò come quel famosissimo personaggio pubblico che disse ” quest’argomento (Torio) non è di interesse nazionale”.
    Come dice Sgarbi? Capra, capra, capra, capra, capra……
    Ecco a che punto siamo.
    Mi scuso per lo sfogo.
    Ciao.

    • sesto rasi ha detto:

      grazie per il report sulla storia dell’LTFR. Sicuramente segui la vicenda in modo molto appassionato. Se vuoi lasciare dei riferimenti su dove stai perorandone la causa, credo siano graditi a tutti.

      Invece, puoi lasciare uno (o più ) link dai quali conduci il monitoraggio dei picchi invernali del PV in Germania?
      Il track record di cui si dispone sugli impianti di 20-25 anni (che comunque sono una quota ben ridotta dell’installato ad oggi) rivela un decadimento delle prestazioni molto minore di quanto previsto (e garantito dai costruttori,) che è nell’ordine dello 0.7-1% annuo.
      Se questo 0.3 GW su 32 (ripeto, in gennaio me ne potrei aspettare 5 – 7 di picco) è verificato il motivo sarà un altro. Non è che quello 0.3 GW è la potenza media su 24 ore?

  11. Luigi ha detto:

    Sesto.
    puoi seguire l’andamento del Solare Termico in Germania a questo link: http://www.sma.de/en/company/pv-electricity-produced-in-germany.html
    Puoi anche verificare gli output delle date passate, non ho controllato fin dove si può arrivare, ma mi è capitato di controllare Giugno 2012. Dunque credo sia abbastanza.
    Per quanto concerne LFTR/TMSR seguo su http://thoriumenergyalliance.com/
    e http://www.itheo.org/. Sono iscritto al gruppo di discussione Thorium Energy Alliance diretta da John Kutch (fisico nucleare) ed ho vari contatti nel mondo con ingegneri/fisici/chimici che si occupano di torio. Da questi, un poco alla volta, ricevo le necessarie informazioni che comparo, riassumo, estrapolo. Insomma cerco di capire qualcosa e se c’è un inghippo latente. Devo dire che l’unico ostacolo tecnico è stato quello della lega del nucleo che come sai, sottoposto a costanti radiazioni, si rovina e cede con il tempo. Questo riguarda gli impianti superiori a 100 MW. . Non è un pericolo, perchè il sistema è dotato di sicurezza passiva. La cosa la stanno risolvendo con un Hastelloy da 5,7 cm (prima era di 4,3). Ma se fossi io lo farei anche di 10/15 cm. Il vero problema è nell’opposizione delle società che gestiscono il vecchio nucleare, che stanno spendendo l’ira di Dio ed ormai, stando in corso d’opera, non possono tornare indietro. Guarda l’EPR che io considero un passo indietro, non avanti. Tanto è vero che l’Enel ne è uscita fuori, mi pare, in Novembre.Poi c’è la lobby farmaceutica e chimica che pure loro non scherzano. In Italia meglio non parlarne perchè si rischia di passare per “Untori”. Il libro base per capire tutto è quello di Kazuo Furukawa: Nuclear Reactors Revolution Book. Ma come ho detto, anche quello di Robert Hargraves “Thorium, Energy Cheaper Than Coal” è ottimo, come anche “Aim High”. Non ci sono traduzioni in Italiano e quindi va letto in inglese.
    Io mi occupo di crittografia e solo per caso sono finito nel Torio. Fino a tre mesi fa non sapevo neanche che esistesse. Non mi ero mai occupato di energie in generale. Poi per caso me ne ha parlato un ingegnere mio collaboratore e ci son finito diritto dentro. Ma adesso credo d’aver fatto una discreta, seppur modesta, esperienza. Naturalmente mi son dovuto informare sia sul nucleare tradizionale, che sulle rinnovabili, altrimenti che comparazione potevo fare? Ero un perfetto ignorante, come ce ne sono tanti in giro. In parte lo sono ancora perchè devo sempre ricorrere ai consigli degli amici fisici sparsi ovunque, dagli USA al Giappone, dalla Norvegia al Brasile. Per fortuna il mio lavoro mi porta a conoscere sempre nuove persone. Naturalmente io non lavoro nel settore nucleare, non devo vendere niente, non devo preferire una cosa ad un’altra per mio vantaggio. E’ solo una passione ed un impegno, quasi civico. Mi piacerebbe che l’Italia potesse fare a meno del petrolio degli arabi e del gas di Putin e risparmiare un sacco di soldi per i nostri connazionali e per i nostri interessi. Ti ripeto che non ho niente contro le rinnovabili, però non sono un allocco e quelle sono andate bene finchè qualcuno ha pagato, cioè noi. Le rinnovabili su piccola scala, tipo qualche pannello solare sul tetto, lo posso giustificare e concepire. Ma che si debba mandare avanti una acciaieria o i treni con i pannelli solari o l’eolico mi pare veramente ridicolo. Mi piacerebbe sapere la tua opinione e potremmo essere anche complementari a livello informativo. Da ultimo, e me ne sono sempre dimenticato di dichiararlo, il sito http://www.torioverde.net l’ho fatto io, ma non è un sito ufficiale di nessuna organizzazione. Dentro ci ho buttato una parte di quello che ho appreso. D’altra parte non è possibile fare l’Enciclopedia Treccani sul Torio. Anche lì, nella sezione informazioni, ci sono PDF e Video molto interessanti, specie quelli di Kirk Sorensen. Se vuoi avere il polso di questa tecnologia devi seguire Sorensen e la Cina. Fra qualche giorno avrò il video integrale di Mianheng, responsabile della ricerca cinese sul torio, il quale, da quanto mi ha riferito un ingegnere italo-americano che me lo sta traducendo, ha detto pressappoco: Noi cinesi non abbiamo sottoscritto il trattato di Kyoto ma stiamo facendo il tutto per limitare le emissioni di CO2 nei prossimi anni (con il progetto Torio fuso). Voi che l’avete sottoscritto non state facendo niente. Fra 10/15 anni vi chiederemo il conto. Sembra una scemenza, ma questi fanno sul serio. Nel 2025 la Cina sarà egemone e sarà la potenza planetaria. Se prima era la Germania a dettarci l’agenda, poi sarà la Cina. Questo è un avvertimento chiaro e qualcuno lo dovrebbe capire.
    Ti saluto cordialmente.

    • sesto rasi ha detto:

      Luigi, è come ti dicevo: in un giorno di gennaio evidentemente di brutto tempo il picco giunge a 1GW, o anche meno. Oggi probabilmente il tempo in Germania è stato mediamente buono, per cui il picco è arrivato sui 4.5GW (io a orecchio ti dicevo tra 5 e 7, e credo sia un valore corretto in una giornata di gennaio di quelle molto limpide, con cielo terso, meglio ancora se fredde). Se provi a vedere alcuni esempi (te ne danno tre e tre di high yield e low yield, rispettivamente) dovrebbe essere tutto chiaro. Quanto conta è che se vai a vedere cosa succede nell’arco di un anno, statisticamente l’unità di potenza installata dà un certo numero di ore equivalenti. Ad esempio in Pianura Padana 1kWp dà 1400kWh/anno, cioè 1400 ore equivalenti. Tutto qua.

      Lungi da me difendere le rinnovabili a spada tratta. Se leggi i miei post puoi renderti conto delle mie posizioni o, più che altro, di quanto ci terrei a trasferire concetti come programmabilità, producibilità, energia per unità di superficie e via dicendo.
      Un ciclo termoelettrico (insieme nel quale ci puoi mettere anche il nucleare di ogni tipo) può potenzialmente dare 6-8000 ore equivalenti. Per imbarcarsi in un’iniziativa con tecnologie ad alto costo iniziale e combustibile economico (cioè carbone e nucleare) si deve prevedere di poter contare su un alto numero di ore/anno in cui il prezzo dell’energia prodotta sia marginalmente redditizio (cioè da recuperarsi i costi variabili, combustibile in primis); viceversa i cicli a gas (impianto più economico ma combustibile costoso) possono convivere con un minore utilizzo, anche se fino ad un certo punto: in questo momento la situazione italiana per i CCGT è piuttosto critica.
      buona serata

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