L’efficienza è sempre una questione relativa (Per te conta poco?Ci penso io!)

La scorsa settimana ero in un posto dove si pompano più di un paio di milioni di metri cubi al giorno di acqua di mare. A dividersi il compito sono una quindicina di pompe, di tre dimensioni diverse, ma mi verrebbe da dire che ciascuna è grossa come un monolocale. Quest’acqua raffredda petrolchimici, gruppi termoelettrici e una raffineria, per poi tornarsene a mare tramite qualche chilometro di canali. Ho fatto dei chilometri in auto con gli addetti del sito per ispezionare tutto quanto: tra le due stazioni più lontane ci saranno quattro chilometri di costa, e poi  tubi da due metri di diametro, vasche, canali; senza contare le sale controllo degli impianti raffreddati, dove ho cercato di cogliere portate, pressioni, temperature, e di intervistare i tecnici per capire le caratteristiche di ciascuna utenza. La prima cosa che può stupire è che tutti tengono sempre tutto aperto (tranne per qualche scambiatore che è un po’ troppo in elevazione: ma è per evitare bolle, non per risparmiare).

Il servizio è demandato ad una sola società, partecipata da tutti questi energivori: prima ciascuno faceva per sè! La stessa società distribuisce a tutti aria compressa, vapore, acqua demi, acqua sanitaria, gas tecnici, magari prodotti da uno dei soggetti.

Un passo decisamente efficiente. Solo che non ci sono registrazioni di portata, nè prodotta dalle pompe nè assorbita dagli scambiatori degli utenti: la divisione dei costi avviene in base a dati nominali, completamente forfettari, come con i millesimi di un condominio: solo che la bolletta elettrica potrebbe essere degna di un grosso stabilimento manufatturiero, mica il conto dell’impresa che livella le siepi e lava le scale…

Questi signori mettono in gioco talmente tanta energia che quella delle enormi pompe di raffeddamento è per loro una quisquilia.

Bello che da qualche anno abbiano messo in comune e affidato i servizi utilities ad un solo soggetto, che ha come core business di occuparsene (bello anche che questo soggetto si sia rivolto ad uno specialista perchè vuole capire come ridurre i consumi: finita la missione, sono chino sulla scrittura della relazione e sto divertendomi come capita solo quando credi in quel che stai facendo….)

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6 risposte a L’efficienza è sempre una questione relativa (Per te conta poco?Ci penso io!)

  1. ettore ha detto:

    eheheh. un famoso gruppo automobilistico italiano (di cui non posso fare il nome) ha fatto lo stesso e terziarizzato a una società esterna tutte le utilities di stabilimento (la società, di cui non posso fare il nome, si chiama come l’uccello che rinasceva dalle sue ceneri). Solo la forma contrattuale è totalmente svincolata da risultati di efficienza, fosse anche solo il mantenimento dei livelli termici di legge. Succede quindi che se, come al solito, le segretarie vogliono i 25 °C in ufficio la società esterna ci guadagna di più…
    E’ l’efficienza all’italiana, bellezza!

  2. sesto rasi ha detto:

    beh oddio, è un po’ diverso: l’uccello rinato dalle ceneri che dici tu è un’azienda nata proprio per dare energia al famoso gruppo italiano auto, forse più di 30 anni fa. Poi è stato comprato da un famoso gruppo energetico francese (il più famoso…che poco fa ha comprato il secondo più famoso gruppo elettrico italiano). Poi un 10-15 anni fa si è ritrovato ad avere poco da fare (primi segni?) e si è cercato altri clienti industriali in giro per l’Italia.
    Nel caso di cui parlo io la società di servizio utilities è nata dagli stessi soggetti usufruttori e lavora giusto per loro.

  3. UnUomo.InCammino ha detto:

    In un contesto economico ci sono alcuni portatori di interessi che spesso non hanno alcun interesse alla diminuzione di certi consumi, ad esempio quelli energetici.
    Per tornare a contesti noti a molte persone, quello dei condomini ad esempio: non fu affatto taro che degli amministratori in passato percepissero delle robuste tangenti sulla quantità di gasolio utilizzato (e quindi acquistato) annualmente.

    A macro dimensioni gli stessi gestori – rivenditori dell’energia (enel, grandi holding come Hera, A2A, eni, etc. sono in fortissimo contrasto di interessi con un risparmio e riduzioni di consumi, con effcienza, taglio di sprechi e di usi inutili o nocivi dell’energia.

    Alcune tecnologie ma anche l’eliminazione di alcune tecnologie, l’adozione di usi e comportamenti virtuosi, spesso non solo non vengono accettate ma spesso vengono apertamente contrastate proprio perché riducono i margini, la redditività di coloro che vendono le risorse consumate.

    E’ necessario anche in eco-nomia quindi un metodo olistico, complessivo che si concentri anche sul miglioramento e sull’evoluzione anche etica degli homo. No!?

    • sesto rasi ha detto:

      beh, certo che sì, affidare l’efficienza energetica degli utenti a chi li rifornisce è una cosa un po’ sbilenca. Però se lasci a ogni singolo di chiedere incentivi perchè ha fatto il suo compitino la cosa si inceppa sulla scrivania del controllore, come è già capitato. Allora la affidi ai distributori (cioè non ai grossisti o ai produttori), che raggruppano i singoli interventi a gruppi, cosicchè diventi più facile verificarli. Complicatissimo, un giorno gli dedicherò un articolo o due (o tre).
      Il caso di cui stavo parlando però è un po’ diverso: l’energia da risparmiare questi signori la pagano. Occuparsi ciascuno dei suoi consumi per servizi ausiliari è poco efficiente (inteso in generale non solo come utilizzo energia, ma anche uomini, infrastrutture, disponibilità finanziaria), per cui hanno incaricato una società sola, che però non è esterna (era il caso di ettore); no, ciascuno si è tolto una costola e l’hanno formata, permettendole inoltre eventualmente di vendere gli stessi servizi anche ad altri in zona.
      Per entrare nel merito della tua questione: 50 signore pine e 50 signori luigi a risparmiare ciascuno il suo fanno chiaramente una gran fatica, sia per poca competenza che per sforzo e tempo. E se si rivolgono a uno che curi i loro interessi, è vero: questo non dovrebbe avere interesse a farsi tangentare dal provider.

      • UnUomo.InCammino ha detto:

        Ci sono sicuramente delle economie di scala ma anche dei costi di scala.
        Bonaiuti la chiama epoca delle marginalità decrescenti questa fase dell’antropocene.
        In altre parole i costi dovuti anche alla complessità del sistema aumentano più dell’aumento della produttività o del risparmio o dell’aumento di efficienza.

        Ad esempio (sentita di recente) le 50 pine e i 50 luigi si potrebbero mettere d’accordo per finanziare una società hi-tech che produca un dispositivo che rilevi la presenza di persone in un ambiente e spenga immediatamente le luci in loro assenza. (paradigma UCAS). I costi sono molto elevati di questo approccio, sull’intero ciclo di vita del prodotto.

        Beh, questo “investimento” in realtà è perdente perché con un atto del tutto gratuito, una buona pratica di semplicità disarmante, l’ultima persona che esce dall’ambiente può premere l’interruttore vicino alla porta e aprirlo. La prima che entrerà in seguito accenderà la luce (paradigma della decrescita).

        Presente la parodia-satira book?

  4. sesto rasi ha detto:

    D’accordissimo, la casa automatica (o domotica) oggi costa troppo. ma immagina un edificio dove stanno mille persone intente a svolgere un compito. ora immagina se invece di concentrarsi su questo compito si alzassero ogni cinque minuti a controllare a mano il termostato. Qualche automatismo per mille persone che lavorano (o magari stanno giocando a scopa, fa niente, diciamo che stanno facendo qualcosa e devono/vogliono farlo bene e tanto) conviene, eccome. Questo senza togliere che abituare le mille persone a spegnere le luci e regolarsi l’ufficio come se la bolletta la pagassero loro è un fattore di risparmio irraggiungibile.Il punto successivo è che le tecnologie man mano diventano competitive anche per taglie più piccole. E aiutano, eccome.Seconde dopo il sale in zucca.

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