L’efficienza energetica da sola non è la chiave

Quindi, ammettendo anche di riuscire a far percorrere alle rinnovabili la curva d’esperienza nel modo più efficace, insomma investendo un sacco di quattrini ma almeno investendoli bene (non è facile, sia chiaro, anche una volta si fossero eliminate le spinte distorsive delle lobbies), prima che possano contribuire in modo pesante a ridurre il consumo di fonti fossili ci vorrà parecchio tempo. Presumibilmente ancora troppo, rispetto a quello a disposizione. Non resta, mi sembra, che calare la domanda complessiva. O riducendo il bisogno di servizi che implicano una fornitura energetica, o consumando meno a pari servizio (quest’ultimo punto è l’efficienza energetica, ma con un vincolo aggiuntivo); il primo argomento mi sta molto a cuore. Ma non credo possa essere un obiettivo tornare ad un tenore di vita da cavernicolo. E nemmeno da contadino medievale, con le sere al buio in 15 persone davanti al camino, unico punto vivibile. Quella parte del mondo che ha vissuto in modo sempre più comodo potrebbe sicuramente fare a meno di parecchi agi materiali (almeno, appunto, dal punto di vista meramente materiale). Sì, ma vallo a raccontare a quella parte di mondo che ci ha raggiunto economicamente e che lo vuole dimostrare proprio con certi segni materiali di tenore di vita. Come sempre si comincia ad imitare i propri riferimenti dai loro lati peggiori. Così credo che, fino a quando consumare verrà visto come uno status symbol, sarà improbabile convincere il complesso del pianeta a consumare responsabilmente: c’è chi piuttosto affronterà guerre. Nessuna campagna antifumo ha potuto avere successo finchè alla sigaretta è rimasta associata un immagine di virilità o di emancipazione.

E quanto all’efficienza energetica, se è un mezzo per avere a disposizione più a buon mercato dei sostitutivi materiali alla capacità di vivere in sè…i progressi degli ultimi quarant’anni in termini di aerodinamica, consumo specifico dei motori, leggerezza dei materiali, sono serviti solo a rendere economicamente sostenibile il mandarci in giro con il SUV e il dotare ogni membro maggiorenne di famiglia della sua automobilina. In altre parole, a rendere più competitivo come segno di riuscita sociale un SUV che non mandare un figlio a studiare ad Harvard.

Pessimista totale? No, sto solo cercando di mettere ben in chiaro delle criticità, qualcuna insita nella testa dell’uomo. Che non è poco.

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