si fa presto a dire rinnovabili – 1 : anatomia di un sistema

Quale sarà la domanda elettrica in Italia domani? Il sabato è diverso dalla domenica, ed entrambi sono diversissimi da un giorno feriale;  inverno, estate e mezze stagioni comportano differenze.

Cionostante si possono fare previsioni affidabili, e chi di dovere sintetizzerà la previsione per 24 valori medi, uno per ora, e inviterà un po’ di signori a fare le loro offerte di energia elettrica su ciascuna delle 24 fasce. Più la domanda è scarsa (notte, festivi), minore sarà il prezzo di equilibrio che va a fissarsi. Per coprire le ore di punta invece c’è bisogno anche degli impianti che fanno le offerte più care (si chiamano impianti ad elevato costo marginale). Il mercato ha chiuso la sua prima fase, ma non è finita.

Infatti domanda e offerta per il giorno dopo sarebbero equilibrate, se l’Italia fosse un punto senza estensione, cosa che non è. Anzi, l’Italia è lunga, e da un punto all’altro ci si arriva con una rete di trasmissione, gestita in modo pubblico e non discriminatorio (chiunque ha diritto ad usufruirne, pagando il servizio). Questa rete ha dei colli di bottiglia, nonostante si lavori per migliorarla: nelle ore di maggior flusso, non tutta l’energia elettrica richiesta secondo la chiusura del mercato può passare. Per cui all’equilibrio con cui si è chiusa la prima fase di mercato non interessa se molta energia elettrica “piazzata” dalla Lombardia dovrebbe andare in Calabria, in Sardegna o in Sicilia (non letteralmente, ma con una serie di swap, come nel gioco delle tessere). Serve una seconda asta, in cui il bilancio tra domanda e offerta viene riaggiustato introducendo il vincolo dei colli di bottiglia. Insomma, può darsi che un impianto a gas nel Nord  sia restato fuori mercato, mentre in Sicilia un vecchio impianto ad olio combustibile sia entrato offrendo molto più alto (“protetto” dai colli di bottiglia).

Ci siamo? Non ancora: il bilancio si è basato sulle previsioni, affidabili ma con qualche inevitabile scostamento. Ecco allora una serie di soggetti con impianti capaci di fare 100,
eppure disposti a tenerli a 90  e viaggiare a comando da 80 a 100. Questa sorta di “reperibilità”  verrà pagata, se offerta con successo ad un’asta.
Bene, le sedute sono chiuse e, salvo eventi sbalorditivi, siamo pronti per affrontare il giorno dopo.

Si intuisce che a questa scena partecipano impianti programmabili, i cui servizi vengono proposti ad un direttore d’orchestra che li dirige (tecnicamente si dice che provvede al
dispacciamento). E nell’orchestra suonano un sacco di strumenti diversi: gas, carbone,  importazioni, nucleare per chi ce l’ha, magari qualche vecchio rudere ad olio, se, complice la rete, riesce a rendersi utile, e l’idroelettrico.  Mancano giusto le altre rinnovabili, molte delle quali in questa orchestra non suonano.

per chi ha pazienza, nel prossimo post vediamo come suona ciascuno di questi strumenti

 

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