nucleare, chi è costui?

Nel primo post il bon ton richiederebbe un minimo di presentazione. Ma domenica prossima c’è un referendum sul quale ci si esprime su temi importanti (anche non andando); se questo post , pur con l’infimo numero di accessi cui può contare, potesse servire a dare qualche spunto anche a pochissimi potenziali votanti… beh, a presentarmi ci penserò poi.

Politici ed esperti di parte chiamati ad esprimersi sui media fanno leva solo sui temi più demagogici ed emozionali: forse così informati e consigliati dai rispettivi consulenti, nessuno pensa ad inquadrare le questioni di nucleare e rinnovabili in modo sostanziale.
Così, con questa faziosità cialtrona e surrettizia, si cerca di intortare chi non ne sa nulla. Che in fin dei conti ha abbastanza diritto di non saperne molto, ma non dovrebbe polarizzarsi senza sapere: finisce che se sei di destra parteggi per il nucleare, mentre per le rinnovabili si gira a sinistra. Tra l’altro lo scontro tra le rinnovabili ed il nucleare a contendersi le attenzioni governative per i prossimi anni è stato, almeno fino a Fukushima, feroce. Anche sulle rinnovabili (e sul solare in particolare) ce ne sarebbero di puntini sulle i da mettere, e li riservo senz’altro ad un prossimo post. Qui mi limito al nucleare, e prendo atto che gli aspetti fondamentali da mettere in luce evidentemente sono troppo aridi, concreti, con poca presa demagogica.  Ad esempio:

  1. il programma nucleare in Italia sarebbe costato 50-60miliardi (si parte presentandolo a 35, con il consueto rialzo poi), ed avrebbe assicurato circa il 20% della domanda elettrica nazionale; l’industria delle costruzioni impiantistiche italiana va rilanciata, certo. Ma sarebbe bello rilanciarla con progetti remunerativi, almeno a lungo termine, per tutti. A me piace molto il progetto dei pompaggi idroelettrici nel meridione, perché non lì? Ne parlerò in uno dei prossimi post.
  2. con tutta probabilità non si sarebbe mai riusciti ad attuarlo (di sicuro non a partire con la produzione in 10-12 anni).  Ma prima di abbandonarlo sarebbe riuscito a costare 5-10 miliardi in carta (leggi, autorizzazioni studi e progetti) (Se il nucleare verrà stoppato adesso, avremo evitato di buttare 5-10 miliardi senza produrre un chilowattora).
  3. il nucleare non è economico. Chi dimostra il contrario mente spudoratamente sui costi finanziari, cioè tarocca l’ammontare finanziario derivante dal disporre del prestito 10 anni prima che un impianto si avvii alla produzione. I tassi di interesse sono altissimi, dato il rischio. Possono alleggerirsi se il consorzio che costruisce la centrale è partecipato anche dai suoi principali utilizzatori: grosse industrie nazionali energivore con utilizzi continui, che garantiscono l’acquisto della produzione per 40 anni e rinunciano ai dividendi. In cambio acquistano a prezzo di costo con diritto di prelazione. Ma questo è Oilkiluoto III, Finlandia. Le banche, valutando minor rischio, hanno calato i tassi. Ve le vedete le industrie italiane di maggior taglia, abituate a ricevere regali senza mai rischiare nulla? E le banche italiane poi? In ogni caso, interessi a parte, Oilkiluoto, che doveva costare 1800 €/kW,  ha sforato bellamente i 3000 €/kW di costo “primario” di investimento!!! Mi si dica che il nucleare è una scelta di diversificazione degli approvvigionamenti, magari (e l’Italia di queste soluzioni avrebbe bisogno, letteralmente attaccata com’è alla canna del gas); non che costa poco!
  4. gli va predisposto un quadro in cui possa giocare. (L’ho già detto prima, serve una domanda garantita): un impianto nucleare per essere remunerativo non può andare a tavoletta solo nelle ore dove l’energia elettrica si vende alta: deve andare al 100% in tutti i momenti che dio manda in terra!  Ed è obbligato anche tecnicamente, non ha l’agilità di un impianto a gas (che scende al 30% di notte e spegne nei week end). Riaccendere (e spegnere) un’unità nucleare è questione di alcuni giorni.
  5. Con la crisi del 2009, il consumo di energia elettrica nazionale è sceso del 6%, tornerà a livelli 2008 nel 2013 e anche dopo crescerà poco più dell’1% annuo: l’incremento di rinnovabili previsto basta e avanza a coprirlo. Dove si inserirebbe allora la nuova offerta nucleare? A sostituire le importazioni, nucleari a loro volta? E perché? Sono economicissime. Allora a sostituire alcuni vecchi catorci, che stanno in regioni dove l’energia elettrica è carissima. Ma lo è perchè la rete di trasmissione italiana ha qualche collo di bottiglia, altrimenti l’energia più economica prodotta altrove arriverebbe anche lì. Come dire: lì gli impianti nucleari andrebbero, per forza, dopo i colli di bottiglia. Non vi sarà sfuggito quali sono le regioni che, appena si è parlato di nucleare, hanno esibito un gran pianto greco  (i siti li avrebbero cercati da loro)!

Sugli argomenti già usati dai media non mi spendo (anzi, addirittura su qualcuno storco il naso). Ma è vero che il problema delle scorie non ha per ora una soluzione tecnologica definitiva (l’esperimento americano sulle Yucca Mountains non è riuscito), come è vero che lo smantellamento di impianti fuori servizio è ritenuto possibile, forse anche verosimile, ma che per ora nel mondo non ne è ancora stato portato a compimento definitivo neanche uno.

Mi sembra più uno scompost che un post. E mi sembra di aver detto poco. Ma per scegliere se andare a votare o no su un tema sarebbe già molto che tutti avessero presenti questi punti almeno a grandi linee.

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Una risposta a nucleare, chi è costui?

  1. Luca ha detto:

    Davvero molto interessante! Complimenti!!!

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